"Quando la notte" di Cristina Comencini

Un bel film.

Visto di recente e rimastomi nella mente. 
Claudia Pandolfi interpreta una donna, mamma, che col suo bambino di 2 anni si reca in una casa di montagna, isolata e immersa in uno scenario meraviglioso. Resta in quella casa per 5 settimane, da sola col suo bambino. 
E' rappresentata la difficoltà di essere mamma a tempo pieno, senza avere mai un momento per sé. La solitudine in cui a volte ci si trova mamme. La fatica di esserci sempre, anche quando non si hanno più le energie. L'immenso amore per il figlio, amore che non basta a rendere ininfluente l'impegno a volte estenuante.
Quando non c'è nessuno a raccogliere il racconto di questa fatica, nessuno è disposto a comprendere e ammettere che crescere un figlio è una grande gioia, ma anche un impegno immenso, allora la situazione si può aggravare fino a sfociare in tragedia.
La cosa curiosa è che mentre vedevo Claudia trasferirsi in questa abitazione, in cima al monte, da sola col suo bambino, immaginavo che non avesse vicini, nessuno con cui condividere le giornate, nemmeno un dirimpettaio con cui fare due parole e commentavo fra me e me: "Vabbé, però così te la vai a cercare... Organizzati una vacanza con un'amica, vai in ferie con tuo marito: insomma, perché?"
Poi mi sono fermata scuotendo la testa: Claudia fa una vacanza di 5 settimane, io ci vivo in un contesto così... Ops!
Quindi una considerazione: l'isolamento non dipende dal contesto esterno, ma dalle relazioni che si hanno intorno. 
Io sono sola per la maggior parte del tempo, mi occupo dei miei figli arranggiandomi, eppure non patisco affatto la solitudine perché su mio marito posso contare. Ci posso contare per una parola di conforto, per un momento di ascolto, per un aiuto pratico, perché lo sento partecipe nel condividere con me la parte della vita familiare che grava principalmente sulle mie spalle. Per me vivere sul mio monte, fare da sola ciò che posso e non fare ciò che non posso, non è un limite, bensì rappresenta il controvalore della mia sensazione di libertà, autonomia e indipendenza. Chiaramente ci sono occasioni in cui ha il suo peso, eppure non cambierei la mia attuale collocazione.
La solitudine esiste anche in contesti affollati, anzi, in quei contesti si può avvertire perfino di più.
Ciò che piega non è fare le cose da soli, ma non sentirsi affatto compresi e nemmeno ascoltati.
Il fatto che chi ci circonda non sia in grado di comprendere e/o di intravvedere il peso che si porta sulle spalle, non significa che quel peso non esista o non abbia ragione di esistere.
Quando ci si sente in difficoltà, non bisogna temere di chiedere aiuto e non bisogna demordere: se l'aiuto non arriva, chiediamolo altrove, finché non lo troviamo. 
Essere mamma a volte è molto faticoso. A volte lo è ancora più di quanto si possa immaginare.

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