Nostalgia post Natale

Da bambina era così: una stretta allo stomaco unita ad una sottile nostalgia si presentavano di tanto in tanto dopo Capodanno. Man mano che i giorni passavano, la stretta si faceva più persistente e ansiogena, finchè l'arrivo della Befana decretava la fine dell'idillio. Natale era finito. Tutto doveva ricominciare da dove era stato lasciato.

Le vacanze di Natale erano una pausa festosa ed emozionante al quotidiano faticoso e fitto di impegni e responsabilità.
Poi sono diventata grande e la nostalgia è sparita. Natale non era più una pausa al quotidiano, ma un'occasione di introito: a Natale tutti lavorano di più, perfino i disoccupati o i precari rischiano di ragrannellare qualche soldo adattandosi al bisogno del momento, così Natale si è trasformato nell'attesa occasione di uscire dalla grigia e magra routine.
I bambini hanno il potere di cambiare le cose, di portarci vicini all'emozione di un tempo.
Eppure quella nostalgia non mi aveva più lambito, fino a quest'anno.
Magici bambini, oppure accade talvolta di capitare nel periodo di Natale proprio quando gli astri si allineano nel modo migliore.
Natale è il 25 dicembre, per tradizione.
Per tradizione ci si scambia i regali, si mangia come non mai, si tira fuori il servizio buono e si sta in famiglia. Per chi ci crede, si festeggia la nascita di Gesù.
Dietro una tradizione fatta di gesti e consuetudini, c'è un messaggio, per chi lo vuole cogliere: Natale è l'occasione per dimostrare al prossimo quanto conta per noi, regalarci momenti fuori dall'ordinario, dedicarci tempo ed energie da spendere così come ci rende felici e rallegra chi è intorno a noi.
Certo, potremmo farlo anche il 10 di luglio, pure il 12 di novembre e il 3 di marzo, ma pensare che si possa generare una tale atmosfera tutti i giorni dell'anno è irrealistico. 
Così presi nell'andirivieni del quotidiano e a fare i conti con gli esattori d'ogni specie, trovo che sia già una vera fortuna essere capaci di calarsi profondamente nello spirito natalizio almeno un giorno su 365 (o 366...).
Natale è anche tradizione che si tramanda.
Ieri sera ci siamo raccontati la soddisfazione generale per come abbiamo trascorso questi giorni di festa, tuttavia le mie figlie hanno sollevato una critica: "Mamma, noi non ti abbiamo visto!"
Certo, impegnate com'erano fra cugine, nonni, amici, zii e vicini, vedermi non era una priorità.
Il nostro Natale infatti si è protratto fino alla Befana in un andirivieni di persone care con cui dividere e condividere. Non è mai stato così sentito come quest'anno... chissà perché!
Forse perchè c'eravamo tutti.
La famiglia era al completo: tutti i miei figli erano sotto lo stesso tetto e nessuno di loro era ricoverato in ospedale a causa di polmoniti o pneumotoraci (condizioni tutte per nulla scontate!). Ognuno di noi era là dove voleva essere, così come ci voleva stare. Senza strappi, forzature o ipocrisie.
Quindi: "Mamma, noi non ti abbiamo visto..."- modificherei la frase con un quasi visto... perchè per non vedermi proprio sarebbero dovute essere cieche!
Però
Però la mia assenza dal loro campo visivo è stata puramente assenza dal campo visivo.
"Avreste preferito mangiare nei piatti di carta, bere nei bicchieri di plastica, su una tovaglia usa e getta, magari un ricco piatto di pasta in bianco e cari saluti?"
"Ma che tristezza!" ha tuonato la mediana.
Ecco fatto. 
"Io ho impiegato il mio tempo lontano dai vostri occhi a far belle e buone le cose che avete visto e gustato: vi è piaciuto?"
"Sì!"
"Anche a me."
Così è il nostro Natale. 
E' pure il parente lontano che non vediamo mai perché non si concilia pienamente coi nostri modi e le nostre abitudini, ma per un giorno all'anno andiamo oltre ciò che non ci piace e ne cogliamo il meglio che si può. Chiaramente grazie al fatto che il sentimento conciliatorio è condiviso dal parente lontano...
Gesto che non vuole essere di benevolenza perché è Natale, ma perché una volta all'anno è decisamente meglio di mai...
Natale è insegnare e tramandare questa tradizione di vicinanza e tolleranza.
Proprio in questi giorni ho realizzato che l'abbinamento Natale e ipocrisia mi ha decisamente stancata.
Tutti coloro che ritengono il Natale una festa ipocrita, priva di senso perché Natale può essere anche il 10 di luglio, finiscano di fare quelli anti e siano coerenti: festeggino il loro Natale il 10 di luglio. Quando scopriranno che il 10 luglio per loro si è trasformato in un giorno ipocrita quanto il 25 dicembre, ci liberino dal male una volta per tutte e non festeggino più il Natale in alcuna data dell'anno.
A me riesce più facile concentrare le energie proprio il 25 dicembre, purtroppo il 10 di luglio generalmente passa inosservato come gran parte degli altri giorni.
Avevo una mamma che, stufa dell'ipocrisia del Natale, un anno ci ha preparato i tramezzini. Non abbiamo condiviso nulla con nessuno quell'anno e abbiamo assaporato l'anti-tradizione.
Mi ha lasciato un certo gusto a non cedere forzatamente alle cose come mi sono imposte solo perché da sempre si fanno così, mi ha lasciato uno spirito critico capace di farmi sentire e scegliere ciò che fa per me, a prescindere dall'idea più gettonata.
Non sono una mamma da tramezzini, piuttosto sono una mamma da ravioli e rosbif (più buono se lo cucina la zia che viene a trascorrere le feste con noi!), orgogliosa di passare questa tradizione ai miei figli, ornata di nastri arricciati, fronzoli e dettagli, proprio come usava fare la mia mamma negli anni in cui sceglieva il conformismo.
Nella casa sul monte, una volta l'anno, ci regaliamo quella che è diventata la Nostra Tradizione Natalizia.
Probabilmente non la viviamo come un'ipocrisia perché offre tanto piacere a chi la riceve, quanto ne suscita in chi si adopera per darle forma, perciò ne godiamo tutti moltissimo!
Infine resta la nostalgia: quel sentimento struggente che farà del prossimo Natale potenzialmente un altro meraviglioso Natale.

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