Picchiata, ma poco.

 
Quando ho varcato la soglia dell'Associazione a cui ho chiesto aiuto, ho deciso di dare a me stessa un valore.
Ero sconcertata dall'evidenza: anche io ero una delle tante donne vittime di violenza.
Io, donna di media cultura, nata e cresciuta in una famiglia come ce ne sono tante, con le difficoltà ordinarie e comuni a molte, per nulla violenta.
Io, che potevo essere chiunque nella vita, ero finita col diventare una delle tante donne picchiate a fare i conti con una mole di questioni da gestire e risolvere.
Ci ho messo anni ad ammettere che le cose stessero esattamente così.
Fondamentalmente erano la vergogna, la paura e il senso di colpa a tenermi prigioniera della mia condizione.
Vergogna: ho scelto un uomo che mi picchia. No, facciamo che non mi picchia, ma quel gesto è stato solo un incidente di percorso... anche quello successivo, probabilmente anche il prossimo. In fondo nessuno è perfetto e lui mi ama...
Paura: quando ho un momento di lucidità e trovo il coraggio, mi capita di raccontare ciò che accade. Solo ad un paio di persone, quelle con cui ho più intimità. Si indignano, mi chiedono come posso permettergli di trattarmi così, poi mi esortano a denunciarlo. Denunciarlo? E poi? Che faccio io quando tornerà a casa dopo il colloquio coi Carabinieri?
Senso di colpa: ho quel che merito, in fin dei conti l'ho provocato, evidentemente non sono capace di comprenderlo... è colpa mia, perché lui mi ama...
Io mi sono salvata quando ho avuto un posto dove andare. 
Vivere altrove ha significato poterlo denunciare.
Ho trovato un posto dove andare quando sono stata pronta ad andarmene, non prima.
Sono stata pronta ad andarmene quando ho dato a me il valore che merito: valgo molto più di calci e sputi. L'amore non ha nulla a che vedere con la violenza.
Ho varcato la soglia dell'Associazione e ho chiesto aiuto.
Ho smesso di vergognarmi, sono fiera di far parte delle sopravvissute alla violenza e racconto apertamente un pezzo della mia storia (lontano ormai una vita) che mi ha resa anch'essa la donna che sono.
Mi sono salvata perché sono stata fortunata: io sono stata picchiata poco.
Liberarsi dalla violenza è molto difficile, ma non impossibile. 
Quando ci sono dei figli nel mezzo è addirittura più difficile, ma è ancora più doveroso: loro ne porteranno i segni peggiori. Loro sono vittime di una condizione che non hanno scelto, dalla quale non possono salvarsi se non li salviamo noi, insieme a noi stesse.

Occorre chiedere aiuto alle persone che possono offrire l'aiuto che serve.
Il parente che ti esorta a denunciare e poi si volta dall'altra parte, ritenendoti l'unica colpevole della tua condizione, non sa cosa siano la paura e le oggettive difficoltà di andarsene: andarsene dove? Rischiando di essere trovate? Con quali soldi? Perché spesso i soldi sono in comune, se non sono direttamente gestiti da lui...
I parenti non sanno e vige la cultura dell'omertà: non ficcare il naso nelle famiglie altrui, i panni sporchi si lavano in casa, ad un certo punto chi è causa del suo mal pianga se stesso e vorrai mica che rischi pure io delle botte perché ho dato asilo a te?

Occorre rivolgersi alle persone giuste.
Ho ricevuto ottime opinioni sul sostegno offerto dal Centro Antiviolenza di via Mascherona 19, a Genova. 
Tel: 010.5578422

Salvatevi: telefonate!



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