E mamma fu!

La mia piccola mediana, curiosa e acuta pone la domanda esistenziale: "Mamma, come nascono i bambini?"
Come nascono i bambini a misura di 5 anni?
Allora cara Rebecca, i bambini nascono in due modi: dalla galleria o dal taglio.
Devi sapere che c’è una galleria apposita, fra la patatina e il sederino, da cui escono i bambini.
“Ah...”
Tu però sei nata dal taglio, non dalla galleria. Alcune volte i bambini non riescono ad uscire dalla galleria, così i dottori fanno un taglietto sulla pancia della mamma e li tirano fuori.
“E perché certi bambini non riescono ad uscire dalla galleria?”
A volte accade che siano in una posizione pericolosa o che stiano soffrendo, così i dottori li fanno uscire presto e senza pericolo dal taglio.
“E io perché sono uscita dal taglio?”
Tu sei uscita dal taglio perché io avevo già un taglio da cui è uscita tua sorella. Lei era in pericolo e i dottori l’hanno fatta nascere dal taglio. Così, sia tu che tuo fratello, siete usciti dallo stesso taglio di vostra sorella. Funziona così: una volta fatto il taglio non si può più usare la galleria, ma si deve usare sempre il taglio: è più sicuro.
Rebecca ogni tanto viaggia con un pupazzo sotto la maglietta e un bisturi giocattolo in mano: gioca a far nascere i bambini.
Sono diventata mamma la prima volta con un taglio che ha reciso il ventre da cui è uscita una piccola bambina.
Un taglio sofferto, in una notte di solitudine e angoscia.
Ero sola, nelle mani di medici sconosciuti che hanno manipolato il mio corpo come se fosse privato di un cervello pensante. Una vacca al macello.
La mia bambina salvata da non so cosa, perché non me lo hanno detto.
Io rovistata e gettata nella mischia delle madri primipare.
Un taglio che è stato sentenza di tagli perpetui.
Tagli che mi hanno dato figli strappati dal ventre, privati di quel legame che solo la natura sa concedere.
Un grande rimpianto colmato col tempo e un legame costruito un poco alla volta.
Quando mi allontano abbastanza dal momento preciso della generazione, non colgo più la differenza e ringrazio per il pargolo fra le braccia che, forse (chissà), sarebbe potuto anche non esserci se avesse tentato la discesa in galleria.
La mia è una maternità privata dell’atto di nascere e partorire.
Forse non fa la differenza, o forse non ci si può concedere di dar peso alla differenza.
Nel mio intimo sento che una differenza c’è.
A noi manca un pezzo, l’anello fra il prima e il dopo. Manca a me che, quando ho guardato i miei figli per la prima volta, non li ho riconosciuti. Avrebbero potuto darmi qualunque neonato: nessuna sensazione di appartenenza.
Solo dopo, con calma, nella quiete della casa, ho saputo trovare delle assonanze, tra ciò che avevo portato di loro dentro di me e ciò che di loro vedevo accanto a me.
È mancato a loro in qualche modo: ho letto lo strappo più volte nei loro primi mesi.
Ecco che Rebecca si presenta d’improvviso col pupazzo sotto la maglietta e pensosa mi chiede: “Mamma, come si fa a sapere quando il bambino esce dalla galleria?”
Cara Rebecca, cervellino attivo... Come raccontarti la gioia e la pena, il rimpianto e la soddisfazione di quella sensazione?
Si sa...
Io l’ho scoperta per la prima volta in una meravigliosa giornata di sole, una giornata simile a quella in cui sei nata tu.
Una piccola bambina è uscita dalla mia galleria, tuo padre mi teneva la mano in sala parto, mentre io spingevo. Quella sala in cui vengono al mondo i bambini, col letto con le staffe, la vasca per il parto in acqua in un angolo e il volto dell’ostetrica fra le mie ginocchia pronta a ricevere nelle sue mani la vita uscita da me.
È una sensazione meravigliosa, appagante, una soddisfazione unica che unisce per non separare più.
È stato così, eccetto che per un dettaglio: quella volta è uscita la vita che fu.
Chissà se un giorno ti racconterò la mia verità: non so se saprai farne qualcosa di bello, non vorrei che si trasformasse in uno dei tuoi demoni.
Per ora ti racconto solo ciò che puoi ascoltare...
Cara Rebecca, cervellino attivo... Ci si accorge che il bambino sta uscendo dalla galleria... Come ci si accorge che la cacca sta uscendo dalla galleria della cacca...
E fui mamma. Alcune volte. Nessuna che non abbia scelto. Nessuna che non abbia portato con sé un nuovo pezzo di me.
 
Tratto da Professione MAMMA - Eidon Edizioni

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