15 agosto 2015: bisturi!

Notte del 14 squarciata da un sonoro temporale, che mi ha tirato giù dal divano alle tre passate per staccare tutto ciò che può scoppiare. 
Qui le cose scoppiano, non che sia una diceria, una regola antica tramandata di avo in avo, ma proprio scoppiano, come è scoppiato il telefono (insieme alla presa) quella notte di un paio di anni fa durante un temporale.
Stanotte dormivo sul divano, capita quando uno dei bambini è malato, in quel caso ci dividiamo: io sto col derelitto, misuro la temperatura ogni ora o due, somministro farmaci, mi assicuro che respiri e che trascorra una notte accettabile. Mio marito sta con l'altro, comunque piccolo, in crisi perché la mamma non è nel suo letto e elargisce maggiori attenzioni a quello considerato sempre un abusivo, suscitando evidente contrarietà.
Di solito capita che il malato ed io stiamo nel lettone e gli altri sul divano, ma stavolta abbiamo cambiato l'ordine degli addendi.
Stamattina mi sono ricordata del perché sia io ad occupare d'ufficio il mio letto e gli altri vadano e vengano a seconda delle esigenze: la schiena, le gambe, il collo... spezzate, letteralmente spezzate!
In ogni modo la notte è andata, vedendo una delle tante tappe di veglia obbligata alle tre passate per salvare PC, modem e telefoni vari dal temporale.
Questa mattina lo stupore generale: piove a ferragosto? Piove a ferragosto. Lo dicono da una settimana e ultimamente si guardano bene dallo sbagliare, soprattutto quando si tratta di pioggia.
Che peccato!
A ferragosto piove e non c'è ragione di andare in giro a goderci qualche gita delle nostre.
Ma a chi la diamo a bere? 
Se c'è una gita in programma, noi non la fisseremmo mai a ferragosto, a meno che lo scopo della gita non sia di passare la giornata in coda.
Quest'anno il fermo casalingo è stato obbligato anche dall'ultima auto che ci è rimasta ancora in grado di condurci in giro: frizione andata.
Così ferragosto è sapore di casa, di pioggia, di noia, di temporale, che ci obbliga a spegnere tutto ciò che ci tiene collegati al mondo oltre le colline intorno a noi.
Però... però a ferragosto può cadere il mondo, ma non può mancare il barbecue.
Il nostro è un fiore all'occhiello: può sembrare un rottame, ma lui è custode della nostra evoluzione su queste montagne. 
Di lui, per come lo abbiamo conosciuto, resta il telaio, rinforzato e saldato a puntino in una domenica fra amici, quelli che purtroppo questo ferragosto non sono con noi e risuona forte la loro mancanza fra le nostre mura di pietra. Dobbiamo il resto del nostro barbecue alla struttura della prima piscina che ha posato il suo fondo sul nostro suolo: la prima di una ristretta serie, sempre in evoluzione, che ci ha permesso di sentirci regnanti di un regno, turisti di un luogo eccezionale, appagati dal nostro piccolo mondo incantato.
Così mio marito si attiva e prepara il fuoco dentro ciò che resta dei nostri primi piccoli e grandi traguardi raggiunti dalla perseveranza nel restare quassù.
Io in cucina, mossa più dalla noia che dalla buona volontà, ho messo insieme una crostata e qualche biscotto: erano mesi che non osavo accendere il forno, ma oggi questa brezzolina leggera, a preannunciare che siamo più in fondo che all'inizio dell'estate, mi ha convinta ad attivarmi.
La tavola imbandita, due dei tre bambini coi nasi colanti dell'influenza, mio marito coi vassoi di spiedini e salsiccia, quindi la domanda da un milione di dollari: "Il pane c'è?"
Eh... sì che c'è: congelato nel freezer, c'è.
Ecco! Facciamo il barbecue e non scongeli il pane... - aggiunge mio marito contrariato, ed io subito dietro: "Bisturi?"
Non so se sia così per tutti, ma per me è così da sempre.
Quando chiedo a mio marito di appendere un quadro, lui si mette in piedi davanti al muro, guarda concentrato il punto in cui piantare il chiodo ed esclama: "Martello!"
Il martello è nella dispensa, dentro lo scatolone in cui teniamo gli attrezzi...
Io prendo e vado a cercare il martello, quando glielo progo, lui esclama: "Chiodo!"
Il chiodo era da qualche parte nello scatolone, insieme al martello... ed io mi son portata avanti prendendoli insieme.
In effetti lui ha le sue ragioni: gli ho chiesto di appendere un quadro, non di rintracciare gli attrezzi, prepararsi e adoperarsi per appendere il quadro...
Lui negli anni ha proseguito a puntare sull'essenziale: 
"Caro andiamo in vacanza?"
"Certo! - e te lo trovi alla guida dell'auto pronto a partire, mentre io da due settimane preparo valigie e riassetto casa che sia mai venissero i ladri almeno trovano in ordine.
"Caro, andiamo a fare la spesa?"
"Certo! - e lo ritrovi ancora in auto, io invece ammucchio i sacchetti, che a furia di dimenticarli ne ho che mi escono dalle orecchie, recupero la carta per gli sconti, verifico di avere i soldi...
"Caro, andiamo al mare?"
"Certo! - e lui è già in macchina, mentre io preparo le borse, asciugamani, cambi, scarpe da ginnastica, kway, acqua, merende, creme, cappelli e ombrelli, perché l'idea è di andare al mare, ma se all'ultimo lui decide che forse la montagna è meglio, si stranisce se non trova gli anfibi dei bambini fra i bagagli...
Così nasce la mia consueta burla: se l'è meritata e senza sconti. Lui è come un chirurgo, che entra in sala operatoria e si limita a ordinare: "Bisturi!"
Quando ha finito, molla tutto lì e gli altri puliscono.
A me il pane sta antipatico: non c'è pasto che non mi dimentichi di scongelarlo, comprarlo, insomma, farlo trovare. 
A lui il pane piace un sacco: non c'è pasto che non chieda di averne un po' e si scocci se non c'è, oppure lo ignori se c'è.
E' così, siamo noi, con le nostre manie e i nostri riti.
La più grande dei tre immancabilmente scuote la testa e fra se e se commenta: "Non oso immaginare quando diventerete vecchi che circo sarà!"
Per concludere: ferragosto come da copione, tutto sommato.
Barbecue fatto. Pane scongelato e avanzato. Crostata ottima. Biscotti finiti. 

P.S.
Molto spesso il chirurgo, col suo bisturi passato dall'addetto ai ferri, ti salva la vita.

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